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IL GIULLARE PROSERPINO

Viveva alla corte del re Tenebroso nel regno di Chissadove un giovane giullare di nome Proserpino.
Purtroppo era brutto e deforme, aveva un’evidente prominenza sulla schiena, un bitorzolo sulla fronte che lui sapientemente nascondeva sotto i capelli, un occhio guercio, le gambe storte ed era magro rinsecchito.
A causa delle sue fattezze non certo gradevoli, nessuno gli si avvicinava, a parte quando indossava le vesti di giullare.

Allora appariva sotto un altro aspetto, il costume colorato con i campanellini che gli tintinnavano sul capo, le sue giravolte mozzafiato, le sue strabilianti acrobazie, le sue buffe esibizioni ed imitazioni che mandavano in visibilio il pubblico presente e lo facevano divertire a tal punto da farlo a volte sbellicare dalle risate.

Il suo spettacolo era diventato una vera attrazione per la reggia del re, molte persone si prenotavano per parteciparvi e dopo lo omaggiavano con scrosci d’applausi e parole di merito a non finire.
Certo chi ricordava il suo primo approccio a corte, si rivedeva l’immagine d’un bimbo ancora piccolo, abbandonato dai suoi genitori per l’aspetto fisico disarmonico che possedeva e che procurava loro solo vergogna e fuoriuscite di denaro per il suo mantenimento.

Così avevano deciso di esporlo in piazza per venderlo al miglior offerente, lì venne notato da un giocoliere di corte che aveva appunto bisogno di un valletto per le sue esibizioni.

Le sue doti creative non tardarono a venire a galla e, dopotutto, la persona che lo aveva acquistato lo istruiva per bene ogni giorno, finché non arrivò il suo tanto desiderato inserimento nello spettacolo da vero professionista ed, a poco, a poco, iniziò la sua importante carriera di giullare di corte.
Quasi tutti lo conoscevano in quelle vesti, ma solo in pochi sapevano che, oltre ad essere alquanto abile in acrobazie ed esibizioni, era anche bravissimo nel raccontare fiabe e novelle d’ogni tipo.

Uno di questi era il figlio del re, più giovane di lui di qualche anno ed appassionato ascoltatore di storie.
Si erano conosciuti una sera, il principino Ardimentoso stentava ad addormentarsi e la sua balia Premurosa non sapeva più che pesci pigliare.

Proserpino stava girovagando per i numerosi corridoi del castello, incuriosito ed attratto da quel luogo maestoso, e per puro caso aveva udito i capricci e le lamentele del bambino.
Così, d’impulso, decise di bussare alla porta della sua stanza per poterlo aiutare in qualche modo.
Quando la nutrice se lo trovò davanti, riuscì con fatica a trattenere un urlo.
Vederlo in camicia da notte ed al tenue chiarore della candela, che teneva tra le mani, non era di certo una visione piacevole, anche se totalmente innocua!

Proserpino sussurrò qualcosa all’orecchio della donna e lei acconsentì alla sua richiesta.
Il giovane si avvicinò al letto regale del bambino e con un sorriso iniziò a narrargli una storia.
Il principino, per nulla spaventato dal suo aspetto, lo ascoltava catturato dalle sue parole e dalla sua voce che risultava, in contrasto con tutto il resto, incredibilmente melodiosa.

In questo modo cominciarono i loro frequenti incontri, il piccolo principe aveva voluto a tutti i costi che Proserpino continuasse a narrargli le sue novelle, soprattutto prima d’andare a dormire, e lui lo aveva accontentato.
Era un bambino dolce anche se un po’ viziato, dopotutto aveva perso la mamma già da molti anni, la bellissima regina Deliziosa, morta di parto proprio il giorno della sua nascita.

Comunque, sebbene fossero alquanto diversi, i due ragazzi, con l’andare del tempo, riuscirono perfino a far amicizia tra di loro.
Tutti ormai lo sapevano a corte, all’infuori del re che non sospettava minimamente che il suo unico erede frequentasse una persona appartenente ad un ceto molto inferiore al suo.

I giorni trascorrevano ed i due fanciulli, divenuti amici a tutti gli effetti, proseguivano costantemente i loro ritrovi sempre all’insaputa del re e la balia Premurosa, che teneva tanto al principino, cercava in qualche modo di coprirli, affinché i due amici potessero continuare a vedersi, anche perché sapeva che la vicinanza di Proserpino non poteva che portare del bene a chi gli stava accanto.

Finché una sera, una di quelle sere che non si dimenticano tanto facilmente, il sovrano, insonne da alcune notti, non decise di fare una passeggiata per prendere sonno e non si ritrovò a pochi metri dalla stanza di suo figlio.

Appena udì provenire, al di là della porta, una voce maschile non certo familiare, si precipitò subito all’interno, giusto in tempo per vedere Proserpino che spudoratamente s’intratteneva con il principe.
A quella vista, andò su tutte le furie e disse con voce tonante:
“Cosa ci fai tu qui, servo dei miei stivali?
Come osi introdurti nella camera di mio figlio senza il mio regale permesso?
Per questo affronto, ti farò rinchiudere nelle segrete, non sia mai che un semplice servo possa circolare indisturbato nella mia reggia a suo piacimento!”

E così fece, chiamò le guardie ed il povero Proserpino venne relegato all’istante nelle segrete del castello.
A nulla valsero i pianti e gli scongiuri di suo figlio, il re fu irremovibile!
Senza Proserpino, il principe Ardimentoso non avvertiva più alcun ardimento dentro di sé e la balia Premurosa non sentiva d’aver più alcuna premura da dispensare intorno a sé, insomma il giovane giullare mancava tanto a tutti e due!

Così decisero d’intervenire in qualche modo, dovevano escogitare qualcosa che facesse cambiare idea al sovrano nei confronti di Proserpino.
Intanto anche i cortigiani reclamavano la presenza del giullare di corte, senza le sue esibizioni ed i suoi numeri straordinari lo spettacolo non era più lo stesso e molte persone iniziarono a diradare le loro visite al castello.

Ma nella reggia, seppur privata dell’attrazione principale, c’era comunque un gran fermento e un andirivieni di persone provenienti anche da paesi lontani.
Era prossimo infatti il torneo dei cantastorie e molti artisti si recavano al castello per parteciparvi.
A questo proposito nella mente del principe balenò un’idea che s’affrettò ad esporre alla sua balia:
“Che ne dici se iscriviamo al torneo anche Proserpino?”
“Sarebbe un’idea, ma come facciamo a farlo uscire dalla gattabuia in cui si trova e a non farlo riconoscere dal re?”
Gli rispose Premurosa che si era subito rincuorata al pensiero di rivedere il giovane giullare.
“Non preoccuparti, penserò a tutto io!
Tu devi solo informare il dottore di corte che ho un bisogno estremo di vederlo, senza che lo sappia il re, naturalmente!”

La nutrice s’attivò immediatamente e poco dopo il medico si trovava già nella sua stanza.
Il principe spiegò ciò che aveva in mente al dottore e lui non gli negò il suo appoggio ed il suo silenzio, ben compensato ovviamente!
L’indomani, il giorno che precedeva il torneo, si sentirono dei lamenti provenire dalle segrete, era Proserpino che si agitava, tenendosi la pancia in preda ai dolori.

Le due guardie di turno chiamarono subito il dottore, il quale sentenziò che il paziente aveva immediato bisogno di cure e che quindi era da trasferire d’urgenza all’infermeria del castello.
Lì si trovava anche il principe con la sua nutrice che lo seguiva passo a passo.
Il dottore, sapendo già cosa doveva fare, iniettò all’ignaro paziente una fiala che avrebbe dovuto calmargli i dolori, i quali erano stati procurati volutamente con una polverina inodore sparsa per bene sul cibo per far sì che il malcapitato potesse finalmente uscire da quella prigione fredda e buia, anche se dolorante, per poi varcare la soglia dell’infermeria, allestita in quell’occasione in sala da trucco e da travestimento.
Difatti, calmati i dolori, Proserpino capì che lì si stava tramando qualcosa.

“Che ci faccio qui?
Spiegatemi cosa sta succedendo!”
Il principe gli chiarì per bene ogni cosa e poi, con l’aiuto della sua balia, iniziarono a truccarlo ed a travestirlo da capo a piedi.
Quando lo misero davanti allo specchio, il giullare non credette ai propri occhi, era diventato un’altra persona, chi mai avrebbe potuto riconoscerlo?
Proserpino era proprio contento, era un’occasione da non perdere, il principe aveva visto giusto ad iscriverlo al torneo, come avrebbe fatto senza il suo amico?
Il giorno dopo, nella grande sala dei ricevimenti tutto era pronto per accogliere gli aspiranti cantastorie.
Ad uno, ad uno si susseguirono davanti al re, esponendo e cantando le loro storie.
Quando venne il turno di Proserpino, che lì vestiva i panni del “Novel favellante”, le gambe, ben coperte dalla calzamaglia, gli tremavano dall’agitazione.

Poi si schiarì la voce ed iniziò la sua novella, declamandola con quel tono armonioso tanto caro al principe.
Tutti si emozionarono nell’udire quelle parole modulate con tanta soavità ed alla fine si sentì un coro unanime gridare:
“Vincitore, vincitore!”
E così fu, il “Novel favellante” venne decretato vincitore, ma, quando si trovò dinanzi al re, che sebbene si chiamasse Tenebroso aveva le lacrime agli occhi dal turbamento provato poco prima, il principe, che ora sentiva tutto l’ardimento dentro di sé, si fece avanti e lì, di fronte a tutti i presenti, confessò il raggiro che aveva compiuto, spiegando però che l’aveva fatto per un buon fine.

In un primo momento il sovrano sembrò irritarsi, ma poi cambiò espressione del volto e sfoggiò un largo sorriso pieno di compiacimento e disse, rivolto al figlio:
“Anche se mi hai disubbidito, prendo atto che avevi ragione, Proserpino è un vero maestro nel raccontare novelle ed ora, con le facoltà che solo io dispongo, lo nomino cantastorie di corte!”
Ci fu un applauso generale, mentre i due amici si guardavano commossi negli occhi.
Si avvicinarono e si lasciarono andare in un caloroso abbraccio.

Tutti e due avevano imparato qualcosa da questa vicenda, il principe che, al momento opportuno, doveva usare l’ardimento che aveva in sé e non solo nel suo nome e Proserpino che non tutti i principi avevano la puzza sotto il naso e che, in questo caso, aveva trovato un amico veramente prezioso.



Gritta Maria Grazia

 

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