Link sponsorizzati

Calendario eventi

Last month December 2013 Next month
M T W T F S S
week 48 1
week 49 2 3 4 5 6 7 8
week 50 9 10 11 12 13 14 15
week 51 16 17 18 19 20 21 22
week 52 23 24 25 26 27 28 29
week 1 30 31

Newsletter

Iscriviti alla newsletter settimanale gratuita del portale

Nome:

Email:

Facebook Fan Club

Facebook Fanbox 1.5.x.0


IL SEGRETO DEL SIGNOR NASOLUNGO

Era arrivato un nuovo inquilino nel palazzo di fronte, Marco lo aveva adocchiato subito e già gli aveva affibbiato un soprannome: il signor Nasolungo.
Se n'era accorto al mattino appena alzato, aveva visto il camion dei traslochi, fermo giù di sotto, e poi lui, un signore dall'aria piuttosto strana e da un naso altrettanto strano, gli ricordava un po' il naso di Pinocchio, per questo aveva pensato a quel soprannome.

“Chissà se anche lui dice le bugie!” Si era chiesto. “Ma io lo terrò d'occhio, non lo mollerò un attimo! Potrebbe nascondere qualche segreto, non si sa mai, meglio stare sul chi va là!”
Così, da quel giorno, aveva iniziato a sorvegliarlo, appena poteva si metteva alla finestra, munito di cannocchiale, binocolo e quant'altro, e se ne stava lì a controllare ogni sua mossa.
L'unico neo purtroppo era rappresentato dal mattino, in quel periodo del giorno, a parte la domenica, lui era a scuola e quindi non poteva sapere cosa facesse quel signore.

Non poteva certo marinare la scuola per pedinarlo, anche se, a dir la verità, qualche volta aveva considerato quell’idea ma poi aveva lasciato perdere, era troppo rischioso.
Se la mamma ne fosse venuta al corrente che l'aveva anche solo pensato, sarebbero stati guai a non finire, non valeva la pena d'azzardare così tanto! Già se n'era accorta della sua ostinazione nel voler a tutti i costi stazionare alla finestra della sua camera per tenere sotto controllo il palazzo di fronte.

“Sai mamma, oggi il signor Nasolungo è uscito prima del solito e ha con sé una borsa bella gonfia, cosa ci sarà dentro? Per me è un ladro di professione e nella borsa tiene tutti gli  attrezzi del mestiere. Sì, dev'essere proprio così, ho fiutato subito che c'era qualcosa di losco in lui, guarda anche solo il modo che ha di osservare le persone, non è normale! No, non mi convince per niente!”

“Innanzitutto il poveretto, bersaglio delle tue fissazioni, ha un nome e cognome: si chiama Demetrio Moschini ed è una persona come tutte le altre!”
“Già Demetrio perché è demente e Moschini perché “se gli salta la mosca al naso”.....!”
“Ma che dici? È una persona gentilissima, ci saluta sempre quando ci incontra, non ti ricordi?”
“Sì, ma hai visto come ti guarda?”
“Ma non ti sei accorto che è strabico poveretto? Come vuoi che mi guardi?
Con un occhio dritto e l'altro storto!”

A quelle parole il bambino era scoppiato a ridere, già si immaginava la scena: un occhio dritto che guarda davanti e l'altro che guarda chissà dove, era troppo divertente!
Ma la mamma lo aveva zittito immediatamente, lanciandogli una severa occhiata di disapprovazione. “Smettila subito Marco, ti proibisco di scherzare sulle disgrazie degli altri! Per te sarà anche divertente ma per il signor Moschini non penso proprio, vorrei vedere se ci fossi tu al posto suo, non rideresti di sicuro! E ora vieni via da quella benedetta finestra e mettiti a fare i compiti, e lascia in pace quel povero signore che non ti ha fatto nulla di male!”

“Va bene mamma, adesso inizio i compiti! Prima però fammi dare un'ultima occhiatina....!”
Marco si era affacciato alla finestra col cannocchiale ben calato sugli occhi ma, in quel momento, il signor Moschini aveva alzato lo sguardo su di lui, sorridendo e mandandogli un affettuoso cenno di saluto.
Nel vedere quell'inattesa dimostrazione di benevolenza, rivolta a lui in modo così chiaro ed esplicito, il bambino si era ritirato immediatamente, imprecando tra sé e borbottando parole indecifrabili. “Cavolo, non ci voleva, non ci voleva!” Aveva poi aggiunto, tutto preoccupato, battendo i pugni sulla scrivania.
“Che c'è, che è successo?”
Ma Marco era troppo preso dalla sua agitazione che continuava a discorrere da solo,  non facendo caso a ciò che gli aveva appena chiesto la mamma.

“E ora che faccio? Si è accorto che lo stavo controllando, dovrò pagarne le conseguenze...
Informerà la polizia e i carabinieri, è troppo furbo, è un tipo che non si fa ingannare tanto facilmente! Dovrò cambiare strategia, adottare degli accorgimenti particolari, sì ci studierò su... E poi lo metterò a posto io il signor Nasolungo, tst, tst, ma chi si crede di essere?”
“Insomma, mi vuoi dire cosa sta accadendo?” Ora la mamma sembrava preoccupata pure lei.
“Ma niente mamma, il signor Furbetti lì di fronte...”
“Moschini, si chiama Moschini!!!”
“Sì va beh, il signor Moschini  si è accorto che lo stavo guardando e mi ha salutato, mi ha fatto un sorriso grande così, uffa!”
“Beh, e che c'è di male?”
“Non hai capito mamma, io lo stavo guardando col cannocchiale....!”
“Peggio per te, così la smetterai di sorvegliare quel povero cristo, se ti arriva una denuncia per molestie o qualcos'altro non può farti che bene, e ora studia!!!”
A quelle parole il bambino aveva abbassato gli occhi in senso di colpa e mogio, mogio, ma borbottando ancora tra i denti, si era diretto verso la sua scrivania.

“Mi sa che devo mettermi a studiare, uffa! Ma doveva proprio guardarmi in quel preciso momento?”
Quel giorno Marco fece un po' fatica a concentrarsi, ogni tanto rammentava la figuraccia che aveva fatto e che ormai il signor Nasolungo era venuto a conoscenza delle sue macchinazioni. Doveva pensare al più presto a una soluzione alternativa, non poteva lasciar perdere un'indagine già ben avviata!
Così il giorno dopo si mise a trafficare nella sua cameretta, doveva trovare un mezzo efficace per riuscire a mantenere il binocolo in modo stabile, ma anche adeguatamente nascosto dietro le tende della finestra, perché al di là nessuno doveva vedere cosa stesse facendo e men che meno il signor Nasolungo.

Per fortuna che le tende avevano una lavorazione all'interno che lasciava degli spazi liberi e lì, in uno dei buchi, avrebbe potuto infilare un'estremità del binocolo.

“Sfido chiunque, dalla parte opposta della finestra, a riuscire a capire il mio giochetto ingegnoso!” Aveva mormorato tra sé, ma cosa poteva usare per tenere il binocolo ben saldo contro la tenda?
Provò con una pila di libri, ma erano troppo lisci, si era reso conto di averli  utilizzati un po' poco in quegli ultimi giorni frenetici, dall'arrivo del nuovo inquilino li aveva relegati in second'ordine ed erano rimasti praticamente quasi intatti!!

Nella sua camera non c'era proprio niente che facesse al caso suo, così decise di guardare nello scantinato, forse lì avrebbe trovato qualcosa di più adatto. Rovista di qui, rovista di là, finalmente gli venne tra le mani un vecchio cavalletto del papà, sembrava ben conservato.
Aveva saputo che tempi addietro si era impegnato con successo a scattare fotografie a destra e a manca, meglio così, ora sarebbe servito a qualcosa!

Felice del prezioso ritrovamento, si precipitò in quattro e quattr'otto in camera sua con l'attrezzo ben stretto sotto il braccio. Nessuno si era accorto di nulla, aveva cercato di non far il benché minimo rumore anche se in casa, oltre a lui, c'era solo la mamma, si trovava in cucina a preparare un dolce per la festa di compleanno del papà.

Poteva star tranquillo, lei non lo avrebbe sentito, quando era in cucina a preparare qualcosa metteva la musica a tutto volume, quindi non avrebbe certo fatto caso ad altri rumori esterni.
Prima di salire in camera, aveva dato una sbirciatina in cucina, la mamma stava canticchiando una canzone, seguiva passo, a passo quella trasmessa via radio e, nel frattempo, si dilettava a impastare e a spolverare di farina il suo tavolo da lavoro.

“Che buffa che è!” Aveva pensato sorridendo, poi aveva preso con decisione le scale che portavano nella sua stanza.
Appena entrato, aveva iniziato subito a trafficare col cavalletto, dapprima aveva regolato le gambe alla giusta altezza e dopo vi aveva appoggiato il binocolo, sistemandolo nell'apposito vano e spingendolo contro la tenda, inserito per bene dentro il foro ricavato nel delizioso quanto provvidenziale ricamo. Tutto era pronto, la posizione era giusta, l'altezza anche, non mancava altro che provarlo! Vi infilò un occhio e regolò la direzione, e chi vi scorse al di là in quel preciso istante? Il signor Nasolungo stava attraversando frettolosamente la strada, ma dove stava andando così di lena? Dopo un attimo però non lo vide più, era improvvisamente sparito alla sua vista, dove si era cacciato?
Lo cercò di sotto, di sopra, a destra, a sinistra, insomma in tutte le direzioni, ma il signor Nasolungo non c'era più.
“Mannaggia me lo sono fatto scappare!” Disse Marco un po' contrariato.

Poi udì il suono del campanello, la mamma non lo avrebbe certo sentito, presa com'era dalle sue faccende culinarie.
“Chi può essere? È quasi l'ora di cena, il papà no di sicuro,  le chiavi le ha!” Pensò mentre un altro squillo faceva eco al primo, qualcuno stava insistendo a suonare fuori della porta.
“Arrivo, arrivo!” Urlò scendendo le scale, ma, nell'aprire l'uscio, rimase subito di stucco: il signor Nasolungo era lì, davanti a lui.
“Ciao Marco, come stai?” Gli chiese.

“Bbbeene....beene!” L'agitazione lo faceva balbettare, si sentiva le guance calde, calde, doveva essere rosso come un peperone.
“Non c'è la tua mamma? Ho qui un piccolo presente per il tuo papà, so che oggi compie gli anni!” Gli disse l'altro con un sorriso.
“Ora...la chiamo!”
Per fortuna che la balbuzie era sparita e stava riprendendo la padronanza della lingua.
Dopodiché si precipitò in cucina mentre la mamma stava infilando qualcosa nel forno.

“Mamma, di là c'è il signor Nas...!” Ma si corresse subito. “Il signor Moschini, vieni, vieni!”
“Sì, un attimo!” Prese uno strofinaccio, se lo mise sulle spalle e si diresse nell'atrio.
“Oh, qual buon vento, signor Moschini!”
E fece per dargli la mano, ma si accorse che era ancora imbrattata di farina, cercò di pulirla alla bell'e meglio e poi gliela porse nel modo più naturale possibile.
“Ma venga, venga, si accomodi!”
“Mi scusi tanto per l'orario! Sono solo passato per portare qualcosa a suo marito, so che oggi compie gli anni e allora....!”
“Ma non doveva disturbarsi, non doveva...!”
“No, era il minimo che potessi fare! È stato così gentile a interessarsi per quel mio problema che mi è sembrato doveroso fargli un piccolo presente!”

“Oh, ma che carino che è stato! Non è vero Marco?” Ma Marco chissà dov'era con la testa, era lì, fermo come un baccalà, vicino a loro e teneva gli occhi bassi.
Forse non aveva il coraggio di guardare negli occhi quel signore che in quel momento non gli pareva più tanto un delinquente, anche se qualche dubbio gli rimaneva ancora.
“Deve restare a cena da noi stasera! A mio marito farà sicuramente piacere!”
“Ma, non vorrei disturbare!” Le rispose il signor Moschini un po' titubante.

“Ma che disturbo e disturbo! Intanto si accomodi qui sulla poltrona che le porto qualcosa da bere!” La mamma aveva aperto la vetrinetta dei bicchieri “buoni” e, con un vassoio tra le mani, era entrata in cucina. Sparita la madre, il signor Moschini decise di porre la propria attenzione verso il figlio. Volse lo sguardo su di lui, con un occhio lo guardava fisso e con l'altro pareva stesse sbirciando la porta della cucina.
Se fino a poco tempo fa lo avrebbe trovato alquanto ridicolo, ora non gli sembrava affatto, anzi quello sguardo strano ma insistente gli faceva venire perfino i sudorini freddi.

Finalmente vide la porta della cucina aprirsi e la mamma che faceva capolino con il vassoio tra le mani e due bicchieri colmi di chissà cosa che stavano sopra in bilico, facendo sentire ogni tanto il loro tintinnio. Il suo arrivo era stato provvidenziale, aveva rotto il silenzio che si era creato intorno a loro e scongiurato le possibili e alquanto fastidiose domande che avrebbe potuto subire e che si sarebbe comunque aspettato di sentire.
Dopotutto prima o poi avrebbe dovuto affrontare quell'argomento scottante con il signore che si trovava davanti, lui aveva fatto scattare la molla e solo lui poteva decidere se porvi rimedio o se invece lasciare tutto com'era. Intanto che la mamma e il suo ospite stavano discorrendo tra loro, Marco li osservava, ogni tanto il signor Moschini girava un occhio verso di lui mentre l'altro lo teneva ben fisso sulla sua interlocutrice.

Poco dopo si sentì girare la chiave nella toppa, doveva essere il papà, difatti, come si udì l'ultimo scatto, lo si vide entrare con il sorriso stampato sulla faccia. Sapeva che quella sera l'aspettava una buona cena e un'accoglienza speciale, era o non era il suo compleanno?

“Auguriiiii!!!” Un grido unanime echeggiò nella stanza, al quale si era unito anche il signor Moschini, non poteva non partecipare! A quel proposito, il festeggiato si accorse di lui, di qualcuno che non faceva parte della sua famiglia.

“Buonasera signor Moschini, come sta?” Era sia felice che stupito allo stesso modo, non pensava certo che avrebbe trovato quella persona in casa sua, che ci faceva lì?
“Buonasera, mi scusi per l'intrusione! Ero solo passato per portarle un pensiero per il suo compleanno ma, come vede, sono ancora qui, sua moglie ha insistito perché restassi a cena!”
“Ma ha fatto benissimo!” Gli disse il padrone di casa mentre si accomodava sulla poltrona accanto alla sua.
Di lì a poco, la mamma apparecchiò per la cena e tutti si sedettero a tavola. Il papà era rimasto piuttosto contento dell'ospite inaspettato, parlarono molto tra loro, ogni tanto ridevano per qualche battuta come fossero stati due ragazzini o due amici di vecchia data.

Chi invece non lo era per niente era Marco, anzi non si sentiva affatto a suo agio, faceva fatica persino a mangiare, la presenza del signor Moschini, che tra l'altro era seduto proprio di fronte a lui, gli aveva tolto completamente l'appetito.
Eppure era simpatico, discorreva cordialmente, raccontava degli aneddoti divertenti su gente da lui conosciuta e, mentre narrava, gli scappava spesso una risata.

“Perché mai dovrei temere una persona così?” Si era chiesto Marco tra sé, osservandolo parlare. “A vederlo non si direbbe certo un tipo pericoloso, anzi pare quasi innocuo, uno che non potrebbe far del male nemmeno a una mosca!” Aveva poi concluso, anche se con qualche dubbio! Oltretutto era venuto a sapere che era un bravo medico e che si prodigava per gli altri.

Il giorno prima era andato a far visita alla signora del secondo piano, precisamente due piani sotto il loro appartamento, la signora Tronchetti. Poveretta, era malata da tempo, lei lo stava attendendo affacciata alla finestra e, quando lo aveva visto attraversare la strada, lo aveva salutato calorosamente con un cenno della mano, lui le aveva ricambiato il saluto e le aveva sorriso dolcemente.

“Allora.....ma come? Vuoi vedere che mi sono sbagliato? Il signor Moschini non stava salutando me ma la signora Tronchetti, quindi non mi ha visto alla finestra col cannocchiale puntato su di lui! Beh con quegli strani occhi ballerini come si poteva capire chi stesse guardando? Non potevo certo pensare che anche la signora Tronchetti era alla finestra nello stesso momento in cui c'ero io! Meglio così, un problema in meno, e io che mi ero preoccupato.....!”
Dopo questo susseguirsi di pensieri, si era buttato avidamente sul cibo, finalmente gli si era aperto lo stomaco e non vedeva l'ora di riempirlo!
Pareva fosse appena uscito da un incubo e che, solo in quell'istante, si fosse accorto di tutto quel cibo davanti a lui. Gli altri commensali lo guardarono stupiti, fino a poco tempo fa lo rifiutava e adesso sembrava un morto di fame!

“Ma....Marco, sono contenta che ti sia tornato l'appetito, ma non ci si comporta in questo modo, moderati un po'! E poi cerca di tenere la bocca chiusa quando stai masticando, abbiamo un ospite a cena!” Gli disse la mamma con un tono di voce piuttosto seccato.
“Oh non si preoccupi per me signora, alla sua età è molto importante che non salti il pasto, deve crescere il ragazzo!”
“Già, e lasciamo crescere questa testa vuota!” Aveva aggiunto il papà, sfregandogli il capo con la mano, come fosse un cucciolo intento a mangiare la sua razione di cibo.
Terminata la cena, il signor Moschini si accomiatò, non voleva arrecare loro altro disturbo.

Purtroppo, quella in arrivo, fu per Marco una notte piuttosto agitata, aveva dolori di stomaco e di pancia, poverino non stava affatto bene! E sfido io, con tutto quello che si era mangiato, senza contare che, prima d'andare a dormire, si era “divorato” altre due fette di torta, se l'era proprio cercata! La mamma, oltre che fargli bere una limonata calda e mettergli la borsa dell'acqua sulla pancia, bella calda pure quella, non sapeva più che fare, l'indomani mattina ovviamente non lo mandò a scuola. Ma purtroppo le seccature per lui non finirono lì, al mattino Marco aveva qualche linea di febbre e nausea e dolori ancora diffusi, tanto che la mamma si era alquanto preoccupata e si vide costretta a portarlo al pronto soccorso dell'ospedale più vicino. “Ohi...ohi, ahi...ahi!”

“Povero caro, tieni duro ancora un po', adesso stiamo arrivando, vedrai che i dottori faranno subito qualcosa per farti passare i dolori!”
Dopo avergli prestato le dovute cure e attenzioni, il dottore di turno decise di tenere il giovane paziente in osservazione per ventiquattro ore, in pratica doveva rimanere in ospedale fino all'indomani mattina.
In quel lasso di tempo gli avrebbero fatto tutte le visite ed esami necessari per dissipare anche il minimo dubbio, affinché la diagnosi risultasse il più possibile corretta.

Marco era demoralizzato, non aveva alcuna voglia di restare lì, voleva tornare a casa, aveva ancora qualche dolorino ma ora si sentiva decisamente meglio! La mamma gli aveva spiegato che se il dottore aveva deciso così era solo per il suo bene, ma quelle parole non lo avevano affatto tranquillizzato, l'aria dell'ospedale non faceva per lui, lo intristiva, ci può essere forse qualcosa di “bello” in un ospedale, soprattutto per un bambino?
Né per un bambino, né per un adulto ovviamente, ma, dato che ne era costretto doveva rassegnarsi a quella situazione!

In mattinata ricevette la visita del signor Nasolungo o meglio del “dottor” Moschini, quello era il “suo” ospedale, dove lui esercitava la sua professione, quindi non gli era certo sfuggita la notizia del ricovero di Marco.
“E tu che ci fai qui?” Gli aveva chiesto. “Hai voluto venire a trovarmi, vedo! A parte gli scherzi, come stai adesso? So come sono andate le cose, mi ha riferito tutto il dottore che ti ha visitato. Vogliono essere sicuri che non si tratti di appendicite, altrimenti zac zac zac!”
Le ultime parole non gli piacquero molto, anche se si capiva che stava scherzando.
“Adesso va molto meglio, a parte un dolorino qui che non ha alcuna voglia d'andarsene!”
Gli aveva risposto Marco.

“Beh, un po' alla volta se ne andrà! Guarderemo ad arrivare a stasera come va, per capire bene la situazione. Comunque non preoccuparti, se dovesse anche essere appendicite è una cosa da niente, un'operazione che si risolve in poco tempo!”
Nel sentire quella frase, il bambino si era oscurato in volto, ma la mamma era lì pronta a rassicurarlo. “Vedrai Marco che non sarà nulla di grave! Il signor Moschini ha voluto solo spiegarti cosa potrebbe succedere, ma non è detto che accada, quindi non pensarci caro!”
E gli diede un bacio sulla fronte.

“Ora vado dai miei pazienti, vi aspetto però nel pomeriggio nella sala ricreativa dell'ospedale, all'ora della merenda ci sarà uno spettacolo molto particolare, mi raccomando non mancate!” “Certo, non si preoccupi, verremo sicuramente dottor Moschini e grazie dell'invito!” Gli rispose la mamma mentre lui allungava un occhio su di lei e con l'altro indugiava sul bambino, forse in attesa di un suo cenno di saluto.
Giunta quasi l'ora della merenda, la mamma iniziò a chiedere un po' in giro per sapere qualcosa in più sul “famoso” spettacolo e anche il giusto tragitto che avrebbe dovuto fare, prima d'inoltrarsi tra i tanti corridoi dell'ospedale con il figlio seduto sopra una carrozzina.

Finché non arrivarono nella sala ricreativa, lì c'erano molti altri pazienti, soprattutto bambini, più o meno malati e tutti erano in attesa del predetto intrattenimento.
Ed ecco entrare una, due, tre, quattro persone vestite col camice bianco come i dottori, ma col viso truccato, la parrucca, gli occhiali grandi e neri e il naso tondo e rosso da pagliaccio.

Indossavano anche calze a righe colorate e scarpe lunghe, lunghe e piatte, un grazioso fiocco rosso a pois bianchi faceva capolino sul camice all'altezza del collo e guanti enormi di tanti colori coprivano abbondantemente le mani. Lo spettacolo iniziò e fu molto divertente, i “clown” si erano esibiti in varie esilaranti acrobazie con tanto di salti ad effetto e cadute decisamente assurde e imprevedibili, ma pure spassosi dialoghi e barzellette da far ridere a crepapelle. Anche Marco si era divertito, a tal punto da non accorgersi che a metà spettacolo era giunto pure il papà ed era rimasto accanto a lui per tutto il tempo.

“Ciao Marco, come stai?” “Meglio, molto meglio papà!” “Lo vedo, hai ancora le lacrime agli occhi dalle risate!” Poi tutt'e tre tornarono nella stanza di Marco che divideva con un altro bambino, appena operato alle tonsille. Poveretto, lui era stato più sfortunato perché non aveva potuto assistere allo spettacolo! “Un uccellino mi ha detto che poi verrà a farti visita un clown, solo per te Davide!” Disse il papà di Marco all'altro piccolo paziente che, nel sentire quelle parole, si era già illuminato in viso. “Davvero? Hai sentito Marco? Verrà un clown apposta per me!” Infatti, di lì a poco, lo si vide entrare nella stanza col volto tutto dipinto e il sorriso stampato su quelle labbra rosse e spropositate. Il clown si presentò loro facendo un largo inchino e sventolando il grande cappello in aria, poi iniziò a far capriole e a recitare un'infinità di barzellette, una dopo l'altra. I due ragazzi gli dimostrarono subito il loro gradimento con risate fresche e genuine, alternate a grida d'incitamento e fragorosi applausi. Poi, poco prima d'andarsene, volle svelare la sua identità, si tolse il tondo naso rosso, la parrucca, i grossi occhiali......e chi si trovarono di fronte? “Il signor Nasolungo?” Pensò stupito Marco nel riconoscere il suo inconfondibile naso. “Ma...ma è lei signor Nas... signor Moschini?” “Sì Marco, sono proprio io, non te lo aspettavi vero?”

Beh, e chi si attendeva una rivelazione del genere? Forse...forse il suo papà, ma lui, che lo credeva addirittura un furfante senza scrupoli, no di certo!

Difatti i suoi genitori non sembravano affatto stupiti, anzi erano solo curiosi di sapere come l'avrebbe presa il figlio. “E bravo il signor Nasolungo, e così era questo il tuo segreto? Nella borsa bella gonfia nascondevi gli abiti di scena senza far saper niente agli altri che, ignari della tua doppia personalità, pensavano a tutt'altro!” Rimuginava tra sé il bambino, aveva il viso corrucciato e non si capiva se era la sorprendente notizia che lo aveva infastidito o se era il fatto di non averlo saputo prima e invece gli altri lo sapevano già, eccome!!
Dal canto suo il signor Moschini si preparava a chiarire ciò che, secondo lui, gli aveva tenuto nascosto. “Vedi Marco, ora ti spiego un po' in cosa consiste questo mio “lavoro”!

È da anni che io e alcuni miei colleghi portiamo avanti questa iniziativa. Vogliamo rallegrare, con le nostre esibizioni, i piccoli pazienti dell'ospedale che, trovandosi in un ambiente diverso, lontani da casa, magari sofferenti per le loro malattie o disturbi temporanei, trascorrono il tempo annoiandosi o intristendosi. Noi vogliamo regalare loro degli attimi di gioia perché la gioia fa bene alla salute, sai che può stimolare perfino la guarigione?”

A quelle parole Marco cambiò visibilmente espressione, i tratti del suo viso si erano distesi fino a fargli spuntare un timido sorriso. La spiegazione del signor Nasolungo lo aveva colpito in particolar modo, come poteva dubitare ancora di una persona così? Era sicuramente un uomo che meritava molto di più della sua semplice fiducia, ma lui non gli aveva concesso neppure quella, e ora per questo si sentiva quasi sprofondare dalla vergogna.
Anche Davide era rimasto ammutolito, ma fu solo per un attimo poi, appena si fu ripreso, andò subito alla carica e gli chiese più volte se sarebbe passato ancora a trovarlo.

“Ma certo, io son qui tutti i giorni! Chi si trova in ospedale mi può vedere sempre, ma anche al di fuori di qui, non è vero Marco?”
“Oh sì, confermo! Ma quando non è in ospedale non si veste di sicuro così!”

Gli rispose il bambino con un sorrisetto malizioso.
“Già è vero, ma, in un modo o nell'altro, mi puoi vedere comunque tutti i giorni!”
A quelle parole Marco arrossì di colpo, che cosa aveva voluto dire? Si riferiva forse al suo appostamento vicino alla finestra? Questo pensiero lo allarmò e cominciò a dubitare se valesse veramente la pena continuare a spiarlo o fosse meglio lasciar perdere, tanto il signor “io so tutto” sembrava sapere molto più di quanto voleva far credere!

Ma il signor Moschini fu subito pronto a tranquillizzarlo:
“Non preoccuparti Marco, ho visto la faccia che hai fatto! Non intendevo dire nulla di male, non ti ricordi che ci vediamo sempre quando vai a scuola? E poi abitiamo praticamente vicini...!” “Oh certo, è vero!” Ammise il bambino.
Quello che gli aveva appena detto finalmente lo rincuorò, perché mai si era preoccupato?

Ora che era venuto a conoscenza del suo segreto, non poteva continuare a pensare a ciò che aveva sempre creduto su di lui, forse si era semplicemente.....sbagliato! Dopo aver assistito a quell'inaspettata esibizione, Marco stava iniziando a cambiare opinione sul suo conto, quindi doveva ricredersi: il signor Nasolungo non poteva essere una persona di malaffare e non poteva nascondere nient'altro, fuorché l'unica cosa della quale non avrebbe mai sospettato, il suo “lavoro” di clown che oltretutto gli riusciva anche molto bene!
Chi l'avrebbe mai detto? Più lo ascoltava e più sentiva che loro due un giorno sarebbero diventati amici e poi, lo doveva proprio ammettere, gli era pure simpatico!

Doveva avere energie da vendere, ricordando le varie acrobazie in cui si era cimentato e, riguardo allo scopo che si era prefissato, non c'è che dire era sicuramente ragguardevole, di tutto rispetto! Questo pensiero lo fece sorridere, mentre guardava il signor Nasolungo intrattenere il suo compagno di stanza. Era proprio un tipo strano, ma per fortuna in senso buono! L'indomani mattina Marco tornò a casa, il pericolo di appendicite era stato scongiurato, la sua breve degenza era terminata nel migliore dei modi, anche se i medici gli avevano raccomandato di moderarsi col cibo per qualche giorno.

E cosa fece per prima cosa quando entrò in casa? Salì nella sua camera e si mise seduto alla sua postazione vicino alla finestra, era ancora lì intatta, la mamma l'aveva lasciata com'era.

Appoggiò un occhio sul binocolo e vi sbirciò dentro, come gli erano mancati quei bei momenti di svago! Ma ormai, anche se a malincuore, aveva preso la sua decisione, perciò afferrò il tutto e lo spostò in un angolo della stanza, prima o poi gli sarebbe stato sicuramente utile per spiare qualcun altro. Ma di una cosa era veramente certo: non avrebbe mai più trovato una persona così speciale come il signor Nasolungo!



 

Riviera dei Bambini

Banner

Bimbi e casa abbigliamento e biancheria

Abbigliamento per bambini...
Banner
...qualità e convenienza per le famiglie

Link sponsorizzati

Per la tua pubblicità

Banner
Informativa sull'uso dei cookie Privacy Policy

Licenza Creative Commons
Bambini a Bergamo by www.bambiniabergamo.it is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at www.bambiniabergamo.it.

We use cookies to improve our website and your experience when using it. Cookies used for the essential operation of the site have already been set. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information