Link sponsorizzati

Calendario eventi

Last month February 2011 Next month
M T W T F S S
week 5 1 2 3 4 5 6
week 6 7 8 9 10 11 12 13
week 7 14 15 16 17 18 19 20
week 8 21 22 23 24 25 26 27
week 9 28

Newsletter

Iscriviti alla newsletter settimanale gratuita del portale

Nome:

Email:



Il costume di carnevale PDF  | Stampa |
Rubriche - Favole e filastrocche

arlecchinoDi Maria Grazia Gritta


Era il periodo di carnevale, ogni via, ogni contrada era in festa, per le strade del paese sfilavano i bambini vestiti in maschera.
Mentre passavano accanto alle persone, ferme a guardarli, lanciavano verso di loro generose manciate di coriandoli colorati e stelle filanti.
Che felicità!

Ogni parte del loro corpo ed ogni gesto esprimevano tutta la gioia che stavano provando il quel momento.
Ma purtroppo non tutti i bambini erano felici e contenti.
Uno di questi, un bambino di nome Carlo Arlecchi, se ne stava da solo in un cantuccio, in disparte, in una mano teneva un sacchetto sgualcito con dentro qualche coriandolo, probabilmente erano quelli rimasti dell’anno precedente, e nell’altra stringeva due rotolini di stelle filanti.


Il suo sguardo era triste, mentre osservava gli altri bambini con quegli allegri travestimenti, di certo lui non avrebbe mai potuto indossare un costume, dato che non ne possedeva.
La sua famiglia era una delle più povere del paese e quindi non poteva comprargliene uno.
Stette ancora lì per un po’ a guardare quelle scene festose che lui non poteva condividere e poi decise di tornarsene a casa.
Non aveva neppure voglia di spargere i suoi coriandoli, li avrebbe tenuti per l’indomani mattina, quando la sfilata si sarebbe spostata in un’altra zona del paese.

Abitava un po’ lontano, in una casa di campagna, attorniata da campi di grano e granoturco che suo padre coltivava con tanto amore e fatica dalla mattina alla sera.
Sua madre invece, per racimolare qualche soldo e permettergli così d’andare a scuola, svolgeva dei lavoretti domestici in paese.

Mentre stava percorrendo la via di casa, vide una vecchietta che camminava lentamente, portandosi dietro con difficoltà due grosse borse.
Da come procedeva, si capiva benissimo che erano pesanti, così Carlo decise d’aiutarla.
“Mi scusi signora, se vuole le posso dare una mano! Quelle borse mi sembrano troppo grandi per lei, potrei portargliele io!”
“Tu devi essere Carlo, il figlio di Giovanni il contadino, vero? Grazie, sei proprio gentile! Ma dimmi, come mai non sei con gli altri bambini alla sfilata?”
A quella domanda, Carlo era diventato improvvisamente cupo in volto.
“Beh, come vede io non ho un costume di carnevale e quindi ho pensato di tornarmene a casa!”
Aveva risposto a malavoglia, era chiaro che la signora lo aveva colto sul vivo!
“Ho capito, beh che ne dici? Se mi accompagni fino a casa, ti regalo un bel sacchetto colmo di coriandoli, meglio di niente, no?”

Carlo non se lo fece ripetere due volte, prese le due borse e seguì la signora senza battere ciglio.
Non capiva però come la vecchietta potesse conoscerlo, dato che non l’aveva mai vista prima, ma, dopo aver ricevuto il dono pattuito, non ci pensò più.
Era troppo intento a mirare e rimirare quel sacchetto pieno zeppo di coriandoli che la signora gli aveva regalato e che gli aveva raccomandato di tenere sul suo comodino durante la notte.
“Chissà perché?” - si chiese tra sé -
“Avranno forse qualche potere particolare?”

Quella stessa notte Carlo sognò che una fata aveva trasformato i suoi coriandoli in un meraviglioso costume dai mille colori che brillavano sotto i raggi del sole.
Era così emozionato che si svegliò di soprassalto, notò subito che il sacchetto sul comodino era sparito.
“Oh no, ed ora che faccio?”
Pensò rattristato.
Ma poi s’accorse, chinando il capo, che sul pavimento c’era una scia ben evidente di coriandoli, come se qualcuno avesse voluto indurlo a seguirla.

S’alzò dal letto e percorse con ansia tutto quel tragitto colorato, finché non si ritrovò in cortile.
Si stropicciò più volte gli occhi, non poteva credere a quello che stava vedendo!
Un variopinto mulinello di coriandoli si ergeva davanti a lui e girava così velocemente che non si distingueva più ciò che stava all’interno.
S’individuavano solo i colori che spiccavano da quell’insolito vortice, come un arcobaleno a ciel sereno.
Dopo qualche giro, la velocità del mulinello iniziò a diminuire e, man mano che perdeva d’intensità, lasciava intravedere internamente qualcosa di tangibile che la miriade di coriandoli aveva creato.

Carlo rimase a bocca aperta dallo stupore, quel magico vortice aveva foggiato qualcosa a cui teneva tanto, un magnifico costume dai mille colori che luccicavano sotto la luce della luna.
Provò a toccarlo, sì era proprio vero, non stava sognando!
Lo raccolse da terra con le mani che gli tremavano dall’emozione, era uno splendido costume, composto da tanti pezzi colorati uniti insieme, come se i coriandoli avessero voluto trasformarsi in stoffa e, legandosi ad uno ad uno, avessero formato quell’abito meraviglioso.
Rientrò in casa, ancora incredulo per ciò che teneva tra le mani e corse fino alla camera dei suoi genitori.
“Mamma, papà, guardate, ho un costume di carnevale!”
“Ma Carlo, come l’hai avuto? Non l’avrai preso a qualcuno, spero!” gli chiese la mamma preoccupata.

“No mamma, me l’ha regalato una signora in cambio di un favore!
Adesso potrò finalmente partecipare anch’io alla sfilata del paese!”
“Certo, ma ora vai a dormire caro, altrimenti domani chi ti sveglia?”
Carlo tornò nella sua cameretta, non voleva parlare ai suoi genitori dei coriandoli fatati, forse non l’avrebbero creduto, quasi non ci credeva neppure lui!
Entrò nel suo letto con ancora il costume tra le mani, voleva tenerselo vicino mentre dormiva, non voleva staccarsi da lui per nessuna ragione.

L’indomani mattina s’alzò presto, voleva provarsi il vestito e vedere come gli stava addosso.
Era bellissimo e gli calzava proprio a pennello, come se fosse stato cucito su misura da un sarto.
Dopo aver fatto colazione, salutò mamma e papà e s’incamminò verso il paese.
Portò con sé anche il vecchio sacchetto di coriandoli e i due rotolini di stelle filanti, ora li avrebbe usati sicuramente!
Passò dinanzi alla casa della gentile vecchietta, ma s’accorse che l’abitazione era danneggiata e fatiscente, come se fosse stata disabitata da anni.

“Ma come!” - pensò - “Ieri non era in queste condizioni, ci sono pure entrato! Che fosse veramente una fata la signora che mi ha accolto in casa e mi ha regalato il magico sacchetto di coriandoli?”
Non aveva dubbi, doveva essere proprio così, non c’era altra spiegazione!
Ma ora doveva pensare alla sfilata ed alla faccia che avrebbero fatto gli altri bambini, vedendolo con quell’abito addosso.
Difatti, appena arrivò in paese, le persone lo fermavano per accertarsi che fosse proprio lui e per toccare con mano quel magnifico costume.

C’è da dire che quella mattina Carlo fece una splendida figura con il suo vestito variopinto e, mentre sfilava per le strade del paese, la gente lo indicava col dito, dicendo:
“Guarda, non è il piccolo Arlecchi quello? Dove avrà preso quel costume, chi glielo avrà cucito?”
Oppure:
“Come sta bene “Arlecchino” con quel vestito, sembra un altro! È da un po’ che non lo si vedeva sorridere!”

Chi più, chi meno aveva la sua da dire su Carlo ed il suo bellissimo costume.
Fatto sta che, da quel giorno, quel vestito particolare venne chiamato il costume di “Arlecchino”.


 


 

Link sponsorizzati

Per la tua pubblicità

Banner

Bimbi e casa abbigliamento e biancheria

Abbigliamento per bambini...
Banner
...qualità e convenienza per le famiglie
Informativa sull'uso dei cookie Privacy Policy

Licenza Creative Commons
Bambini a Bergamo by www.bambiniabergamo.it is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at www.bambiniabergamo.it.

We use cookies to improve our website and your experience when using it. Cookies used for the essential operation of the site have already been set. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information